Percorso Ciclopedonale Ville e Vigneti
Tra ville storiche, vigneti, giardini e paesaggi rurali: nella Vallesina natura,
cultura e tradizione si intrecciano, offrendo un’esperienza di bellezza, scoperta e benessere
Ville e Vigneti apre le porte delle mura urbane della città di Jesi, offrendo a tutti la possibilità di abbracciare un luogo ricco di storia, curiosità, tesori naturali e culturali che parlano di nobiltà, rinascita e quotidianità.
Nell’angolo di Vallesina che unisce Jesi a Castelbellino c’è un percorso ciclopedonale in cui il semplice camminare o pedalare si trasformano in un’esperienza sensoriale tra parchi, giardini, maestose ville e vigneti intrisi di storia e passione.
Il percorso, già oggi molto frequentato, si collega con la pista ciclabile regionale interconnessione valliva ciclovia turistica del fiume Esino, e connette la cittadinanza ad un paesaggio naturale fatto di boschi, ville, vigneti e attività commerciali.
Il progetto Ville e Vigneti lo trasforma in un viaggio esperienziale, alla scoperta di tutte le storie che hanno dato vita a ciò che c’è oltre le mura della città.
Le architetture e le cantine si alternano a strutture agrituristiche che producono olio e miele, un centro ippico e una pista di volo per superleggeri, dando ai visitatori la possibilità di vivere un viaggio votato al tempo libero, al benessere immerso nel verde quotidiano, e alla scoperta delle tradizioni della Vallesina.
Cittadini e turisti potranno interagire con i luoghi di interesse che impreziosiscono il percorso di Ville e Vigneti attraverso un sistema di cartellonistica integrato in armonia con il sistema ambientale che, insieme alle informazioni dettagliate sui percorsi, espone una serie di QR Code che permettono di approfondire la conoscenza delle ville storiche e delle realtà presenti sul territorio attraverso un portale dedicato.
Ville che raccontano la trasformazione delle Marche dalla fine del ‘400 ad oggi, tra Rivoluzione Francese e Seconda Guerra Mondiale.
Costruite per essere il cuore dei centri produttivi agricoli, la storia le ha rese luoghi di residenza e villeggiatura per la nobiltà e la borghesia locale, con esempi di architettura che hanno accolto gli eventi storici permettendo la trasformazione di questi luoghi iconici per il territorio.
Vigneti che connettono le realtà del territorio e le storie di chi lo vive, a testimonianza della resilienza di generazioni di famiglie che hanno costruito luoghi di incontro e condivisione, spazi di crescita e realtà professionali di successo che oggi danno vita a questo angolo della Vallesina e raccontano al territorio la loro storia, attraverso prodotti ed esperienze.
Ville e Vigneti è più che un percorso ciclopedonale: è un invito.
Un progetto spinto dalla passione per la valorizzazione, con cui il Comune di Jesi offre alla cittadinanza la possibilità di vivere il piacere della scoperta.
Della bellezza di prendersi del tempo per sé, del riprendere fiato, del rallentare il ritmo frenetico della vita quotidiana.
Del piacere dell’attività fisica all’aria aperta, da soli o in compagnia, coltivando le proprie passioni o valorizzando il prezioso tempo libero.
Della potenza dei racconti di un angolo della Vallesina che trasmettono valori e visioni, parlano di enogastronomia e architettura, condividono la Storia e le curiosità, connettendo la quotidianità con un passato da riscoprire con i propri tempi.
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Le Tappe
Il Cippo Martiri è il ricordo della storia dell’ultimo e più grave crimine commesso dai nazifascisti nella città di Jesi, ad un mese esatto dalla Liberazione.
20 giugno del 1944. Una trentina di giovani si riuniscono in via Roma per discutere dei fatti del giorno. In quel martedì come un altro vengono raggiunti da un gruppo di tedeschi e fascisti, giunti improvvisamente sul posto, che li obbliga a recarsi nella casa colonica Massacci di Villa Armanni, in contrada Montecappone. Quella che sembra una delle abituali retate di lavoratori diventa rapidamente una tragedia: i ragazzi vengono perquisiti, percossi e rimessi in libertà. Sette di loro, però, trovano un destino diverso.
Identificati come spie, si presume da una donna di Fabriano, i ragazzi vengono condannati a morte senza processo dopo crudeli sevizie e torture, perché riconosciuti come partigiani. Ormai irriconoscibili a causa delle violenze subite, vengono condotti in un fossato poco lontano dalla villa e uccisi a colpi di mitragliatrice, pugnalate e percosse.
La tragica storia dei sette ragazzi, le loro sofferenze, le urla e le grida di disperazione sono state narrate nel tempo dai testimoni presenti nella contrada Montecappone. Il 20 giugno 1945, a memoria di quel tragico avvenimento, l’Amministrazione Comunale decise di erigere una lapide nel luogo dove i giovani jesini furono massacrati.
Nel 1985, l’Amministrazione decise di affiancare, all’opera già esistente, un nuovo gruppo scultoreo. L’idea nacque da un premio in bronzo che veniva regalato durante le competizioni di nuoto dedicate, in quegli anni, ai Martiri del 20 Giugno 1944.
L’opera realizzata nel 1988 dall’artista jesino Massimo Ippoliti, con la tecnica della fusione a cera persa in bronzo, rappresenta sette vertebre congiunte in un midollo, unito ai tre stati d’animo di fronte all’eccidio: rabbia, angoscia e riscossa. Il braciere, in cui confluisce il midollo, diventa il simbolo della memoria perenne.
I Martiri di Montecappone:
- Armando Angeloni 25 anni – Jesi
- Luigi Angeloni 18 anni – Jesi
- Francesco Cecchi 18 anni – Jesi
- Alfredo Santinelli 18 anni – Jesi
- Mario Saveri 23 anni – Jesi
- Enzo Carboni 20 anni – S. Eufemia di Aspromonte
- Calogero Grasceffo – Agrigento
Posizione: Via del Burrone, Jesi
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L’azienda vinicola Montecappone è stata fondata alla fine degli anni ’60 a Jesi. Nel 1997 la famiglia Bomprezzi-Mirizzi ne rileva la proprietà e, forti dell’esperienza cinquantennale della gestione dell’omonima enoteca di Roma, dà inizio alla progressiva ristruttura dell’azienda con l’ampliamento della cantina e il rinnovo di quasi tutti i vigneti.
L’azienda conduce oltre 40 ettari di vigneto sulle colline di Jesi e dei suoi Castelli, oltre a 15 ettari di oliveto. I vitigni allevati sono principalmente Verdicchio, Passerina e Sauvignon Blanc per i bianchi; Montepulciano, Sangiovese, Cannonao e Lacrima Nera per i rossi. La cantina di vinificazione è dotata di moderne tecnologie così da esaltare la grande qualità della materia prima.
Oggi è una delle fattorie della Regione Marche gestite direttamente dai proprietari, che produce esclusivamente vini imbottigliati all’origine. Veri produttori di vino che utilizzano esclusivamente le proprie uve ottenute con un’attenta selezione in vigna, basse produzioni per ettaro, sperimentazioni sia in vigna che in cantina ed il supporto tecnico da parte di professionisti qualificati che guidano lo staff interno di agronomi.
Montecappone è sinonimo di qualità, costantemente presente da anni sulle pagine delle più importanti guide dei vini italiani, con valutazioni entusiaste e punteggi massimi.
Potete scoprire l’azienda attraverso visite in cantina, degustazioni guidate di vini e oli su prenotazione, con la possibilità di acquistare direttamente i prodotti di Montecappone nel punto vendita.
Posizione: Via Colle Olivo, 2 – 60035 Jesi (AN)
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Orari: da lunedì a sabato, festivi esclusi 8.45-12.45/16-19
Contatti:
Montecappone
Telefono: 0731 205761
Email: info@montecappone.com
Il corpo dell’edificio principale si presenta con fattezze semplici ma abbellito da lesene e cornici marcapiano rese più evidenti dal contrasto cromatico. La villa si articola su tre piani con il fronte principale, rivolto verso la vallata, impreziosito da un timpano rettangolare comprendente una meridiana e statue. Di particolare impatto è l’androne centrale da cui si può godere la vista del viale dei pini e, dal lato opposto, della vallata sottostante. Sul retro insistono due costruzioni, un tempo adibite a scuderie, di stile semplice ma armonioso, e la cappella riedificata in epoca successiva. Accanto all’edificio principale si trovano anche due costruzioni un tempo impiegate quali abitazioni del giardiniere e dei domestici. Di questi due fabbricati quello di sinistra conserva un notevole portale e la superficie intonacata risulta decorata da una fascia con festoni, nastri e fioroni a chiaroscuro dipinti.
Lo stile del parco è romantico, con spiccata tendenza al pittoresco testimoniata dal ricco uso di roccaglie per edificare finte grotte, false montagnole, muri di contenimento pseudo-rustici, false rovine. I sentieri in sterrato che si sviluppano nel parco sono serpeggianti, spesso fiancheggiati da muretti a retta in pietre e ciottoli a secco e segnati da una fitta rete di canalizzazioni in cotto che consentivano di approvvigionare cisterne di acqua piovana (ancora esistenti anche se interrate). I percorsi nella parte a bosco di versante conducono a piazzole con sedute, ad un torrino-gabbia per scimmia, ad una finta grotta, alla grande ghiacciaia camuffata da grotta, ad una finta montagnola, ad una aiuola regolare definita da una alta siepe di bosso e ad un belvedere terrazzato. Punto focale del disegno è il piazzale sterrato antistante la villa, definito su un lato da un belvedere ottenuto da un terrazzamento e su altri due lati da assi stradali tra loro ortogonali che conducevano uno al monumento a Mereghi (l’obelisco), l’altro, passante attraverso due corpi di fabbrica simmetrici ricchi di ornamenti sulla facciata, alla villa esistente sulla collina dirimpetto, allora della medesima proprietà.
Un terzo asse è costituito dalla attuale via d’accesso principale alla villa, in sterrato cordolato fiancheggiato da macchie regolari di bambù o palme. Il percorso verso l’obelisco è a tutt’oggi esistente, ed è enfatizzato da un doppio filare di pini domestici secolari, mentre quello verso villa Pieralisi si ferma all’altezza della recinzione del pomario. Il pomario-orto era realizzato in un terreno cinto da mura esterne in mattoni e malta e chiuso da inferriate o cancelli, alimentato da un pozzo con pompa manuale in ghisa, contornato da piccoli edifici di servizio o ornamentali oggi in parte rovinati. Questo pomario e gli edifici colonici annessi alla villa posti al bordo di un selciato in pietra testimoniano del forte rapporto tra la villa e la campagna coltivata circostante. Le palme, i bambù, la Bergeria, il Lirope muscari, il Ruscus hypoglossum e le altre specie esotiche ci informano sulla propensione per le piante esotiche, propensione testimoniata anche dalla esistenza di un sistema di serre e semenzali riscaldati oggi profondamente alterato.
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La storia dell’azienda Tullio Marika arriva da una famiglia del Molise. L’azienda nasce dall’incontro di un’attività agricola a carattere familiare operante da oltre un secolo, dedita alla produzione di cereali anche antichi, con il Panificio Irpino, una realtà conosciuta nel territorio jesino da oltre 30 anni. Da questa unione nasce la preparazione di prodotti da forno unici, ricchi di proprietà nutraceutiche, realizzati con materie prime al servizio dell’arte della panificazione.
L’attività è ospitata in un edificio antico, abitazione originaria di un contadino alle dipendenze di una famiglia nobiliare, proprietaria dei terreni, con una villa che si affaccia sull’azienda.
Una struttura peculiare per la sua struttura, trattandosi di una delle poche case coloniche con bigattiera centrale e tetti laterali a tre falde. La disposizione della struttura è classica, ossia con le stalle e vari magazzini al pianterreno, l’abitazione vera e propria ai piani superiori e una piccola cantina per la conservazione dei cibi e del vino. Attorno alla casa il terreno è coltivato ad orto e sono presenti numerosi alberi da frutto, che rendono l’azienda Tullio Marika una realtà che rappresenta l’unione di esperienze, storie e territorio, potendo anche godere di un piccolo ma affascinante scorcio sul mare.
Nell’azienda Tullio Marika c’è anche ampio spazio per la condivisione. Nella “giornata del contadino” si può scoprire, attraverso la teoria e la pratica, tutti gli usi e costumi della vita di campagna. Dalla storia alla pratica della panificazione per creare pane, pizza e dolci, utilizzando il forno a legna e tutti gli strumenti peculiari di questa azienda tipica del territorio.
Posizione: Via Roma, 263 – 60035 Jesi (AN)
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Orari: tutti i giorni 7-21
Contatti:
Azienda Agricola Tullio Marika
Email: marikatullio1@gmail.com
L’Associazione Aerolight Marche nasce nel 1984 dall’unione di un gruppo di appassionati di volo con ultraleggeri. Nel corso degli anni il gruppo riesce a creare un piccolo campo attrezzato e una scuola nazionale di addestramento. L’associazione riesce ad aggregarsi all’Aereo Club d’Italia sia per le attività con velivoli ultraleggeri muniti di motore come ad esempio deltaplani a motore, aerei e paramotore, sia con voli privi di motore come deltaplani e parapendio.
Oggi la struttura vanta una pista di 600x30mt con strutture per il ricovero di veicoli oltre ad aule per la didattica. Un’area che permette all’associazione Aerolight Marche di promuovere la divulgazione e la promozione del volo da Diporto o Sportivo in tutte le sue forme e attività, compresa quella agonistica e attività con droni, insieme a molteplici manifestazioni con velivoli ultraleggeri muniti di motore (deltaplani a motore, aerei, paramotore) sia con velivoli privi di motore (deltaplani, parapendio), aeromodelli e droni.
Posizione: Via Montecappone, 18/20 – 60035 Jesi (AN)
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Orari: apertura nel weekend; durante la settimana previo appuntamento telefonico
Contatti:
Aerolight Marche ASD
URL: https://www.aerolightmarche.it/
Telefono: +39 335 5687088
Email: info@aerolightmarche.it
Lunabianca nasce dalla passione per l’olio e l’albero dell’olivo: una passione rincorsa per lungo tempo e coltivata con pazienza e dedizione che si è trasformata in un progetto con radici profonde e solide.
Il fondo valle di Via Montecappone è da sempre un luogo vocato alla crescita degli olivi, con oltre 150 anni di vita dedicati a queste piante. Nel corso del tempo molti alberi sono stati espiantati a causa delle colture intensive, mentre la piantumazione dell’azienda Lunabianca è iniziata nel corso dell’anno 2016. Oggi, su sei ettari del fondo, sono presenti 1500 piante di olivo delle varietà Raggia, Ascolana Tenera, Orbetana, Coroncina, Rosciola dei colli Esini, Maurino, Nostrale di Rigali, Pendolino, Frantoio e Leccino.
L’oliveto accoglie principalmente varietà della zona, per rappresentare la specificità della biodiversità e produrre olio extravergine d’oliva monovarietale tipico: Raggia, Rosciola dei colli Esini, Coroncina, Ascolana tenera.
Il sesto d’impianto è 6x6m, dove è stato realizzato un impianto di subirrigazione su tutta l’area per ottimizzare l’uso dell’acqua. Una cura nel lavoro e nella crescita delle materie prime che ha permesso a Lunabianca di ottenere, nel 2019, la preziosa certificazione di coltura biologica.
Lunabianca è aperta al pubblico attraverso la condivisione delle sue esperienze e dei suoi prodotti. Tra degustazioni di olio e miele, visite guidate dell’oliveto e passeggiate libere al suo interno, visite per scolaresche e gruppi organizzati, Lunabianca ospita anche attività di team building ed è l’ideale per gli appassionati di biking, grazie alla presenza di un punto di ricarica per bici elettriche.
Posizione: Via Montecappone, 20/a – 60035 Jesi (AN)
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Orari: mattino; si consiglia la prenotazione tramite telefono o via mail
Contatti:
Lunabianca
URL: https://www.oliolunabianca.it/
Telefono: +39 335 1041997
Email: info@oliolunabianca.it
La struttura di Castello Mancini svetta sulla piccola eminenza che domina la contrada di Montecappone, rievocando un periodo antico attraverso un edificio che non è una vera villa storica.
Pur rappresentando un elemento caratteristico del territorio, Castello Mancini è stato edificato da un progetto dell’Ing. Ernesto Galeazzi solo negli anni ’20. Destinato alla famiglia Mancini, già proprietaria della prima filanda della seta in contrada Fontedamo e dell’omonima cartiera jesina, si tratta di una riproduzione che inseguiva il gusto medievalistico in voga nei primi anni del ‘900.
Castello Mancini rappresenta la volontà di rievocare un’idea di medioevo allora molto comune, con una costruzione fortificata medievale, dotata di coronamento merlato, torrette, aperture ad arco gotico con bifore, mattoncini faccia a vista e una piccola cappella privata annessa alla struttura.
L’edificio è in cotto, con decorazioni in pietra, con la facciata su cui troneggia uno stemma creato per la famiglia Mancini, prima proprietaria dell’immobile. Prima di raggiungerlo si viene accolti da un viale alberato di 50 metri, circondato da alberi centenari ad alto fusto che incoronano la struttura evocativa dell’edificio.
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Villa Collebellombra si estendeva su una superficie di oltre 180 ettari quando, nel 1908, la famiglia Gambelli ne acquistò la proprietà. Un’estensione che comprendeva sette colonie, l’equivalente dei terreni che vanno dall’attuale Clinica Villa Serena fino alla zona dell’Acquasanta, da un lato all’altro.
La famiglia Gambelli era già nota a Jesi dal 1800, non solo per le proprietà terriere. Possedeva infatti la drogheria di corso Vittorio Emanuele, conosciuto oggi come corso Matteotti, dov’è situato l’iconico Caffè Saccaria. Una presenza cittadina che comprendeva la storica abitazione nel palazzo adiacente all’odierna Pinacoteca Civica, una struttura estesa fino a via Mazzini.
Nel momento storico della nascente borghesia agiata del primo Novecento, l’intero patrimonio rappresentava una forma di riscatto sociale per la famiglia: i Gambelli, infatti, continuarono a portare avanti l’attività commerciale e a dirigere quelle terre mantenendo il sistema di gestione, oramai consolidato, della mezzadria.
Honorato Honorati decise di edificare Villa Collebellombra nel 1790 sullo stile delle ville venete, con il tipico modello palladiano. La villa venne progettata come un edificio su due piani con un corpo centrale a pianta rettangolare sormontato da un grande timpano, e una facciata tripartita da lesene.
Dopo una modifica apportata nel 1920, in cui il corpo principale venne collegato ai magazzini del grano creando un salone in stile Liberty, Collebellombra arrivò a presentare lo schema tipico delle ville marchigiane: una cappellina settecentesca ancora officiata, le scuderie oggi diventate luoghi di vita dell’attuale famiglia Gambelli, la limonaia e la casa del custode all’interno della proprietà, un ampio cortile, il giardino con fontana e un vasto parco ad abbracciare la villa.
Il Marchese Luciano Honorati cedette Villa Collebellombra nel 1908 per 312.000 lire, consegnando ai Gambelli una proprietà che si estendeva su oltre 180 ettari di terreno. L’equivalente odierno della zona che si estende dalla Clinica Villa Serena fino alla zona dell’Acquasanta, da un lato all’altro.
Villa Collebellombra sopravvisse anche alla Seconda Guerra Mondiale, non senza conseguenze. Nel corso del conflitto venne occupata sia dall’esercito tedesco che da quello alleato, con il conseguente abbattimento di molti alberi all’interno del giardino. Alla fine della guerra venne spostato il cancello di ingresso più a monte e si registrò la perdita di due ettari di bosco, dai cinque ettari iniziali agli attuali tre.
Composto perlopiù da bosco alto, con tre ettari di querce e lecci secolari che hanno accolto l’edificazione di Villa Collebellombra e la sua storia, il parco è stato elevato a monumento di valore storico e vincolato dalla Soprintendenza delle Belle Arti dopo le numerose vicissitudini storiche.
Un viale principale composto da ulivi permette di entrare nel bosco attraverso un secondo viale di tigli, mentre il giardino può essere raggiunto direttamente con un secondo accesso privo di viale.
Il “giardino all’italiana” sul fronte dell’edificio è prettamente ottocentesco e simmetrico, e nel tempo si è arricchito con alcuni alberi in voga tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, tra cui cedri del libano e palme.
Villa Collebellombra accoglie una fauna composta da molte specie di rapaci notturni come gufi, civette, barbagianni e assioli, così come da mammiferi quali tassi, donnole, ricci, istrici, volpi, cinghiali e caprioli, che hanno trovato nel bosco un luogo accogliente e sicuro.
Il giardino sul fronte della casa ha una fontana al centro ma in disuso da molti anni. Nel bosco è invece presente un laghetto popolato da carpe.
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La storia dell’azienda vinicola Colleonorato inizia quattro generazioni fa, con un carretto che gira per la città a vendere castagne e prosciutti. Un mestiere che è stato perfezionato dalla famiglia Borioni fino ad arrivare alla giovane Giulia che, terminati gli studi, di grappoli e fermentazioni ha fatto la sua passione.
Nata in mezzo alla natura, Giulia decide di celebrare il suo passato dando vita all’azienda agricola Colleonorato dopo una laurea in Economia e Marketing nel sistema agro-industriale. Affiancata da Luca, che con creatività e dedizione mette la sua esperienza nella gestione del vigneto, Giulia crea la propria idea di Verdicchio tra scelte uniche e non sempre convenzionali che rendono il loro vino l’espressione della tradizione, il frutto della tecnologia e il ritratto della terra.
Per Giulia e Luca il vino è arte. Il vino è capace di creare orchestrazioni sensoriali che restituiscono esperienze intangibili e surreali, in linea con la realtà dell’oggi e i suoi repentini cambiamenti. L’azienda vinicola Colleonorato è fatta di visionari dallo spirito moderno e innovativo, che lavorano per trasformare il vino in qualcosa di inaspettato e meravigliosamente diverso: un palcoscenico della creatività, spinti dal bisogno di celebrare la tradizione artigianale riscoprendo il suo presente.
La qualità, la continua ricerca del massimo risultato è il presente che innesta nuova linfa alle radici, alla tradizione, alla terra che è il richiamo più impattante dei prodotti Colleonorato, il profumo primario combinato alla tecnologia, che spinge i vini all’equilibrio tra gusto e colore, intensità e aroma.
Colleonorato vi attende per degustazioni di vini, anche in abbinamento ad una ricca e gustosa selezione di salumi del territorio, formaggi artigianali e fragranti prodotti locali.
Posizione: via Colle Onorato, 8/a – 60035 Jesi (AN)
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Orari:
da lunedì a venerdì 15.30-20
sabato 10-13/15.30-20
domenica chiuso
Contatti:
Azienda Vinicola Colleonorato
URL: https://www.colleonorato.com
Telefono: +39 329 5628720 (Giulia); +39 320 4762034 (Luca)
Email: colleonorato@gmail.com
Il Centro Equestre Circolo della Natura nasce nel 2012 a Recanati e nel 2014 si trasferisce a Jesi. Il centro ha lo scopo di promuovere l’attività equestre negli ambienti naturali. Tutte le attività sono gestite secondo criteri tecnici e di sicurezza seguendo la filosofia della natural horsemanship, che promuove il rapporto con gli animali attraverso una comunicazione empatica e il linguaggio del corpo, senza metodi coercitivi.
Oltre alla scuola di equitazione il centro è specializzato in escursionismo equestre. Tra passeggiate brevi o percorsi più lunghi vi potrete perdere per alcune ore nella Vallesina, oppure affrontare trekking di più giorni nelle zone preappenniniche e fuori dalle Marche, grazie a percorsi come il trekking “Sentieri Francescani” che termina ad Assisi.
Il Centro Equestre Circolo della Natura è anche un centro di formazione professionale equestre riconosciuto da Engea, con certificato ISO 9001.
Per i bambini e ragazzi dai 4 ai 13 anni il centro offre una scuola di equitazione per le discipline Western e di campagna, così come una struttura che ospita un centro estivo. Per i più grandi, invece, il Centro Equestre Circolo della Natura può diventare un luogo di degustazioni di prodotti del territorio grazie agli Aperi-Ranch, organizzati in collaborazione con alcune aziende vinicole della zona.
Posizione: Via Colle Onorato, 5 – 60035 Jesi (AN)
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Orari: tutti i giorni 9-13/15-19.30
Contatti:
ASD Circolo della Natura Centro Equestre
URL: http://www.circolodellanatura.it/
Telefono: +39 3486014146 (Stefano); +39 3476574793 (Simona)
Email: info@circolodellanatura.it
Villa Miravalle era la dimora originaria della casa Ducale di Leuchtenberg, parenti dei sovrani di Baviera. Venne edificata nel 1904 dall’avveniristico progetto dell’architetto Guido Landi di Carrara che, con il suo lavoro, si ritrovò ad affrontare e assimilare i cambiamenti della società del Novecento.
Per via della diminuzione delle rendite delle famiglie aristocratiche gli edifici avevano bisogno di essere progettati con nuove tipologie di strutture. Le ville aristocratiche ottocentesche non erano più sostenibili per il più morigerato stile di vita dell’aristocrazia del nuovo secolo e Villa Miravalle rappresenta il nuovo tipo di struttura che sarebbe stata edificata per tutta la classe sociale da quell’epoca in poi: il villino borghese. La dimora ha una struttura innovativa. Piuttosto che svilupparsi in lunghezza, si sviluppa in altezza così da edificare meno terreno in estensione, e presenta una torretta a corredo dell’edificio.
Oggi la famiglia Honorati possiede Villa Miravalle: una struttura con uno stile a metà tra il liberty e il modernismo, che è l’emblema di un secolo che si è ritrovato a mettere in discussione i propri canoni sovvertendoli e rinnovandoli con il tipico ingegno e creatività del design italiano.
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