PERIODO SETTECENTESCO
Dall’antica Aesis al nuovo volto urbano del Settecento: l’evoluzione storica
e architettonica di Jesi
Nel corso del XVIII secolo le principali famiglie patrizie dei Pianetti, Colocci, Ripanti, Honorati, Balleani, Marcelli, Magagnini ed altre ancora, abbelliscono, o riedificano ex novo, le loro residenze sulla base dei nuovi criteri edilizi di funzionalità e decoro, mentre i vescovi Fonseca e Baldassini si fanno promotori di un programma di ammodernamento di chiese e di costruzione di edifici a carattere caritativo, quali l’Ospedale diocesano e l’Orfanotrofio femminile.
Nell’ambito del centro storico, l’intervento più significativo riguarda la ridefinizione formale della Piazza S. Floriano, che coinvolge un po’ tutti i palazzi e le chiese che vi si affacciano. Il Conte Emilio Ripanti, acquistato nel 1724 l’ex Ospedale di S. Lucia che verrà trasferito nel nuovo complesso costruito a partire dal 1743 presso l’Arco Clementino, lo ristruttura, ricongiungendolo con il vecchio palazzo di famiglia, il quale, a partire dal 1757, subisce anch’esso ampi rifacimenti con una nuova facciata e scalone monumentale, opera dell’architetto arceviese Andrea Vici con la probabile collaborazione del padre Arcangelo.
La Cattedrale era già stata ristrutturata ad iniziare dal 1741 su progetto dell’architetto Filippo Barigioni, così pure il Palazzo Balleani, progettato nel 1720 dall’architetto romano Francesco Feruzzi, con delicata e lineare facciata rococò.
Il complesso della Chiesa di S. Floriano e annesso convento dei PP. Francescani, subisce anch’esso radicali cambiamenti durante il sec. XVIII assumendo l’attuale conformazione tardo barocca a pianta centrale, con probabili interventi dell’architetto fanese Francesco Ciarrafoni e del cuprense Mattia Capponi. All’architetto romano Virginio Bracci si deve il nuovo disegno di Palazzo Carotti, con splendido scalone interno che conduce dal cortile al pianoterra verso i piani superiori con sale ricche di decorazioni e pitture neoclassiche; è molto probabile che l’architetto romano sia l’autore anche dello scalone settecentesco del Palazzo Amici-Honorati, all’incrocio tra Piazza Federico II e via Pergolesi.
All’interno del centro storico, l’Antica Chiesa di S. Pietro, distrutta da un incendio nel 1720, venne rifatta da nuovo, mentre altri palazzi nobiliari come quelli delle famiglie Marcelli, Rocchi, Malatesta, Franciolini, Tosi, Colocci, subiscono ampliamenti e modifiche secondo la tipologia artistico-architettonica dell’epoca, che prevede, quasi sempre, cortile interno, scalone a doppia rampa e salone di rappresentanza più o meno grande e sontuoso in rapporto alle disponibilità finanziarie e al prestigio sociale della famiglia.
Nascono, inoltre, nuovi edifici pubblici e privati: il Teatro Pergolesi, i palazzi delle famiglie Magagnini, Grizi, Honorati, Franchetti, Fossa, quello splendido dei Pianetti e nella parte terminale, l’Ospedale diocesano e l’Orfanotrofio femminile, posti in prossimità dell’Arco Clementino costruito nel 1734 da Domenico Valeri in onore di Clemente XII, il quale chiude ad ovest la prospettiva del lungo rettilineo del Corso.
Sempre nel Settecento nascono i grandi musicisti Giovanni Battista Pergolesi e Gaspare Spontini.









