Lupanare

Jesi si racconta anche attraverso segni discreti: lapidi, targhe, passaggi e dettagli urbani che
custodiscono memoria, curiosità e identità cittadina

In un lato di Palazzo Ghislieri Vecchio, all’incrocio tra via Pergolesi e via del Fortino, è presente una pietra incisa di forma rettangolare occupata quasi interamente da una figura umana (si coglierebbe meglio se la pietra fosse ruotata verticalmente).

Questa figura viene rappresentata con il volto di profilo e il busto e gli arti inferiori di prospetto.

È in nudità; il braccio destro, portato in alto, sostiene un oggetto, mentre il sinistro è piegato verso il basso.

Sono state avanzate diverse ipotesi sul significato di questa decorazione: secondo le tradizioni locali si tratta dell’insegna di un lupanare di epoca medievale oppure, allegoricamente, della nascita della città di fondazione romana (secondo queste tradizioni il bassorilievo mostrerebbe due corpi nudi sdraiati collegati in un amplesso), ma sono teorie che non hanno trovato solide conferme.

Negli ultimi anni sono state avanzate nuove teorie. Nella prima, il bassorilievo rievoca il momento del ritrovamento delle reliquie di San Romualdo avvenuto nel tardo medioevo a Jesi: la figura rappresentata terrebbe infatti in mano il braccio destro del santo e al di sopra della reliquia sarebbe rappresentata un’aureola a testimoniare la santità dell’oggetto.

La pietra potrebbe essere stata posta in un lato di Palazzo Ghislieri Vecchio in quanto legata in qualche modo alla storia di questa famiglia: il vescovo Tommaso Ghislieri aveva infatti riconosciuto le reliquie del santo, Angelo Ghislieri aveva tentato di far rimanere il corpo del santo a Jesi (trafugato dall’abbazia di Valdicastro da due monaci ravennati che sulla via del ritorno fecero sosta a Jesi;
a Jesi è rimasto solo l’omero destro, tuttora riposto all’interno del Duomo) e suo figlio Pier Simone aveva stabilito che Romualdo fosse uno dei patroni della città.

La seconda teoria, più plausibile, lega questa pietra a un segno zodiacale.

Ne è la prova una formella simile presente ora nella cripta della Cattedrale di San Leo (in provincia di Rimini) e che faceva parte dell’antico portale del suddetto duomo insieme ad altri 11 bassorilievi riferibili ad altrettanti segni zodiacali.

In epoca alto medievale non era insolito trovare simboli astrologici nelle chiese, in quanto retaggi del paganesimo che poi nei secoli sono stati progressivamente eliminati.

Nella formella di Jesi è presente una figura mirante gli astri del sole e della luna, in mano ha un bastone che gli darebbe una funzione di veggenza degli astri.

Anche questo bassorilievo potrebbe provenire da una chiesa, come ad esempio quella di San Floriano posta a poche decine di metri da questo palazzo.