Abbazia di San Vittore delle Chiuse

La via delle abbazie

Tra le prime aree d’Italia a vedere lo sviluppo del monachesimo, le Marche sono una delle regioni che ospitano il più alto numero di abbazie. Vi invitiamo a visitarle, partendo dal cuore della regione, seguendo il corso del fiume Esino, in un suggestivo itinerario che vi porterà alla scoperta di meravigliose chiese medievali, incastonate in un paesaggio rurale che rispecchia il carattere più autentico dell’entroterra marchigiano.

Abbazia Santa Maria in Castagnola

Chiaravalle (AN) - Via Abbazia, 30

Situata al centro di Chiaravalle, è il primo monumento gotico delle Marche.
Fu fondata nel 1172 dai monaci cistercensi, in mezzo a una selva di querce castagnole, da cui prende il nome. I suoi possedimenti, in parte donati dall’imperatore Federico Barbarossa, si estendevano fino alla foce del fiume Esino. Ciò suscitò l’interesse dei comuni di Jesi e Ancona, che per molti secoli si contesero invano il predominio di questa vasta area.
La facciata dell’abbazia è composta dal nartece e da un elegante rosone, caratterizzato da una bianca cornice marmorea e da dodici colonnine radiali.
L’interno è impostato su una pianta a croce latina e suddiviso in tre navate. Da notare, il colore rosso-mattone dei pilastri, che sorreggono gli archi ogivali, che contrasta con il bianco delle pareti, e i numerosi altarilaterali, per la maggior parte di epoca barocca.

Chiesa di San Marco

Jesi (AN) - Costa San Marco, 11

Sorge su una piccola collina a poca distanza dal centro storico di Jesi.
Si pensa fosse originariamente un’abbazia benedettina, poi donata ai francescani nella seconda metà del ‘200, che la modificarono dal punto di vista architettonico e decorativo. 
La chiesa si divide in 3 navate, di cui le laterali sono più basse rispetto alla centrale, il che non è tipico dell’architettura francescana ed è infatti indice della preesistenza della chiesa rispetto all’arrivo dei francescani.
Riguardo la decorazione interna, la chiesa venne arricchita nella prima metà del ‘200 con un ciclo pittorico di cui rimane oggi solo la Crocifissione nell’abside, realizzato da esponenti della scuola riminese.
Il resto della decorazione attuale è conseguenza di un restauro di metà ‘800 ad opera dell’architetto Angelo Angelucci.
Infine, esternamente, nella fiancata sinistra, è curiosa la presenza di una finestrella e di un arco chiuso, indicativi dell’esistenza, in passato, di un campanile.

Chiesa di San Nicolò

Jesi (AN) - Corso Matteotti

Si tratta di uno degli edifici più antichi di Jesi.
La parte più antica, l’abside, risale alla fine del XII secolo, mentre il resto, in uno stile che rimanda al gotico, è riconducibile ai primi anni del XIV secolo. Per almeno un secolo, la chiesa fu una Commanderia gestita dai templari, in cui i pellegrini diretti a Roma o ad Ancona trovavano alloggio. La presenza templare è testimoniata da due croci scolpite agli stipiti del portone d’ingresso e dal simbolo della stella a sei punte,
identificativo della Madonna, scolpito sulla parete della navata sinistra.
La facciata a due spioventi presenta una successione di archetti pensili. L’interno, a tre navate absidate, si compone prevalentemente di volte a crociera sostenute da
pilastri compositi; rimandano invece a forme romaniche le navate laterali. I pochi affreschi, presumibilmente databili dall’anno mille al 1200, sono ciò che rimane
dell’antica decorazione interna.

Abbazia di Santa Maria del Piano

Jesi (AN) - Via Santa Maria, 9

Si trova nell’area compresa tra il centro storico di Jesi e il fiume Esino ed è tra le più antiche della città.
La chiesa, fondata nel V secolo, è l’unica abbazia della zona di Jesi che sopravvisse al Medioevo. Presenta attualmente un aspetto neoclassico, a navata unica, che risale, però, ad un restauro iniziato a metà ‘700, che l’ha totalmente trasformata.
Nel corso della sua storia, l’edificio subì diverse modifiche, che sono particolarmente visibili nella cripta, in cui si conservano resti risalenti a diversi periodi. Tra questi, un sarcofago, che rappresenta la più antica testimonianza di scultura cristiana della Vallesina; tre tombe, databili tra il III e il IV secolo, che portano ad ipotizzare che la chiesa fosse originariamente una basilica funeraria; e l’affresco rappresentante il volto di un angelo, che risale al X-XI secolo ed è probabilmente ciò che rimane di un’Annunciazione. 
Nel 1300 la chiesa venne modificata in stile gotico.
Era costituita da tre navate, presentava l’altare sopraelevato e il pavimento più basso rispetto all’edificio attuale. Il restauro del ‘700 ne sconvolse, quindi, l’aspetto. Ancora oggi, inglobate nella parete destra, sono visibili le vecchie arcate della navata, che venne chiusa.
Infine, all’interno della chiesa è presente un pilastro di granito su cui è raffigurato un Cristo alla colonna dipinto nel ‘600, ma che presenta anche tracce pittoriche più antiche.

Abbazia di Santa Maria delle Moje

Maiolati Spontini (AN) - Piazza Santa Maria delle Moie

È situata nei pressi della riva sinistra del fiume Esino, nel centro dell’abitato di Moie (frazione di Maiolati Spontini), in una zona originariamente ricca di vegetazione arbustiva (detta molliam in latino, moje in gergo popolare).
Da ciò deriva il nome della chiesa e del paese. La fondazione si fa risalire ai primi anni del XI secolo per opera della famiglia degli Attoni. Nel corso dei secoli, l’abbazia controllò numerose proprietà, fino a possedere, nel XIV secolo, oltre 400 ettari.
Entrò in crisi nel secolo successivo e nel 1456 venne ceduta alla diocesi di Jesi. Fu poi elevata a parrocchia e dotata di un fonte battesimale.
La chiesa presenta uno stile romanico ed è suddivisa in due parti: l’avancorpo, caratterizzato da un atrio a pianta quadrata e dal portale, dotato di archivolti decorati da elementi vegetali di stile gotico; e la chiesa vera e propria, caratterizzata da una pianta a croce greca inscritta e suddivisa in tre navate, con tre absidi sul retro e due ai lati della chiesa.

Abbazia di Sant’Elena

Serra San Quirico (AN) - Via Sant’Elena, 34

Si trova nella frazione di Sasso (comune di Serra San Quirico), immersa in un paesaggio di colline su cui spiccano paesini medievali. Fu la più importante abbazia
della Vallesina, dal punto di vista religioso, politico e sociale.
Fondata da San Romualdo nel 1010 circa, possedeva nel XII secolo sessanta proprietà, tra chiese, castelli e ville.
Il vasto edificio, in stile romanico-gotico, ha l’aspetto di una chiesa-fortezza. All’esterno è interessante il portale romanico, sulla cui lunetta è scolpita una croce
greca tra due animali fantastici simili a leoni, che rappresentano le forze del male messe in fuga dalla croce. L’interno mostra una pianta basilicale a tre navate,
divise da pilastri compositi, con capitelli decorati.
È interessante, inoltre, il presbiterio sopraelevato, caratterizzato da un grande abside semicircolare, e la cripta sottostante, che presenta sette navatelle.
Infine, per la gioia dei più piccoli, non si può non fermarsi ad osservare il gruppetto di daini ospitati nel recinto accanto all’abbazia!

Abbazia di San Vittore delle Chiuse

Genga (AN) - Via San Vittore, 5

Circondata da uno splendido paesaggio all’inizio della Gola della Rossa, venne fondata da una famiglia locale agli inizi del X secolo. Nel corso del tempo, grazie a
donazioni di terre, castelli e chiese, assunse un grande potere economico e politico. Entrò in crisi nel ‘400, finendo persino per essere trasformata in fattoria. Nel 1810, con la soppressione degli ordini monastici da parte di Napoleone, l’abbazia passò alla curia vescovile di Fabriano.
La struttura attuale risale probabilmente alla fine dell’XI secolo. L’avancorpo è costituito da due torri e dall’atrio. La chiesa ha una pianta pressoché quadrata, con una croce greca inscritta, ed è caratterizzata da cinque absidi, tre in corrispondenza delle navate e due ai lati della croce, e da una cupola che riceve la luce da quattro monofore.
Accanto all’ingresso dell’abbazia, si trova anche l’entrata del museo speleopaleontologico e archeologico, contenente reperti rinvenuti nel comune di Genga.

Eremo di Santa Maria Infra Saxa

Genga (AN) - Località Gola di Frasassi

Si trova nel comune di Genga, nei pressi delle famose Grotte di Frasassi. Lo si raggiunge attraverso una passeggiata di 700 metri in salita, che permette di ammirare dall’alto la suggestiva Gola della Rossa.
L’eremo è stato ricavato parzialmente da una parete rocciosa all’ingresso di una grotta, il che dona una maggiore particolarità alla struttura di per sé semplice.
L’edificio viene citato per la prima volta nel 1029, tra le proprietà dell’abbazia di San Vittore, e venne utilizzato anche come monastero di clausura.
Accanto a Santa Maria Infra Saxa si erge il Tempio del Valadier, voluto da Papa Leone XII, nativo di Genga, la cui unicità sta nell’essere incastonato in una grotta.
In più, all’interno era presente una statua della Madonna col Bambino di Canova, oggi conservata al Museo d’Arte Sacra di Genga e sostituita da una copia.

Abbazia di Sant’Urbano

Apiro (MC) - Contrada Sant’Urbano, 5

Si trova nel comune di Apiro (MC), nella Valle di San Clemente.
Costruita intorno all’anno mille, aveva grande potere sulla vallata, sia dal punto di vista religioso che politico, motivo per cui entrò in conflitto col comune di Apiro, che la distrusse parzialmente nel ‘200, per essere poi ricostruita nel XIII secolo. Nel ‘400 venne unita all’abbazia di Valdicastro e nel periodo napoleonico fu espropriata dallo Stato e passò in proprietà a varie famiglie.
La struttura interna dell’abbazia è particolarmente originale, soprattutto per la presenza di un muro trasversale che divide l’aula, destinata ai fedeli, dal presbiterio
sopraelevato, riservato ai monaci, che finisce per apparire quasi come una chiesa a sé. È presente inoltre una cripta, la cui navata destra, nel periodo della mezzadria, venne chiusa per farne una cantina. Interessanti sono anche capitelli e cornicioni della chiesa, scolpiti con simboli medievali che costituivano l’unica maniera per trasmettere i valori cristiani a chi non sapeva leggere.
Altro elemento di originalità della chiesa è la luce, non soltanto perché le tre monofore del presbiterio sono posizionate in modo da illuminare l’altare in ogni stagione dell’anno, ma soprattutto per il fenomeno luminoso di Sant’Urbano. Il 25 maggio, giorno del patrono, alle 7:40 e il 19 luglio alle 7:50, un fascio di luce proveniente da un occhio posto sopra l’abside colpisce un cerchio scolpito su una colonna dell’aula. Contemporaneamente, nella cripta, un fascio di luce entra dalla
monofora dietro l’altare e colpisce un cerchio scolpito alla base di una colonna.

Nei dintorni

Chiesa di Santa Maria degli Aroli (Monsano)
La chiesa, in stile romanico-gotico, è di piccole dimensioni.
L’interno si presenta intonacato, con copertura a capriate, mentre nella parte absidale vi sono decorazioni ad affresco risalenti al XIV e XV secolo. La facciata
tripartita è dominata da un atrio e caratterizzata da colonnine e parti leggermente scolpite.

Abbazia di Sant’Appollinare (Monte Roberto)
È con tutta probabilità la più antica abbazia della Vallesina. 
La dedica a Sant’Apollinare, vescovo di Ravenna, rimanda infatti al dominio ravennate-bizantino del VI-VII secolo in quello che era un territorio di confine tra bizantini e longobardi. L’abbazia ha recuperato l’autentica fisionomia romanico-gotica grazie a recenti restauri e ospita un affresco absidale del 1508, attribuito
ad Arcangelo di Andrea di Bartolo da Jesi.

Eremo dei Frati Bianchi (Cupramontana)
Situato nella Gola del Corvo, tra Cupramontana e Poggio Cupro, è anche detto “delle Grotte” perché i monaci originariamente occupavano delle cavità naturali
in tufo trasformate in luoghi di preghiera, la cui costruzione risale, secondo la tradizione, ai primi anni dell’XI secolo. La struttura è immersa in un bosco, in cui si consiglia di passeggiare, sia per l’atmosfera carica di spiritualità, sia per la presenza di specie botaniche rare.

Chiesa di Santa Maria del Mercato (Serra San Quirico)
Realizzata nel 1289 in un luogo denominato "fondo del Mercato", ha subìto vari restauri e ora, sconsacrata, ospita un teatro. Si conserva perfettamente lo splendido campanile romanico, uno dei più suggestivi di tutta la Vallesina. Presenta una pianta quadrata ed è caratterizzata da due ordini di monofore centinate e da uno di bifore, con colonnine mediane di travertino sormontate da capitelli.

Chiesa di San Paterniano (Serra San Quirico)
La struttura attuale risale al 1473, ma un’omonima chiesa viene già menzionata alla fine del XIII secolo.
Di particolare interesse il portale rinascimentale, sul cui architrave sono raffigurati il simbolo dell’Ordine Camaldolese (due colombe che si abbeverano allo stesso calice), San Paterniano vescovo e lo stemma pontificio. All’interno della chiesa si conserva un trittico su tavola della fine del XV secolo, raffigurante la Madonna di Loreto, San Paterniano e Santa Lucia, attribuito al Maestro di Domo.

Abbazia di San Salvatore in Valdicastro (Poggio San Romualdo)
Si tratta dell’unica abbazia della Vallesina che conserva tutti gli ambienti di un tipico edificio benedettino: chiesa, sala capitolare, ambienti di studio e di lavoro, infermeria, foresteria, dormitorio, magazzini, ecc. Fu fondata fra il 1005 e il 1009 da S. Romualdo, che vi morì. Nella cripta è infatti presente il sarcofago di epoca romana che conteneva le spoglie del santo, oggi conservate nella chiesa di San Biagio a Fabriano. L’edificio fu ristrutturato più volte e presenta oggi uno stile
gotico. Sfortunatamente non è al momento visitabile a causa dei danni subìti a seguito del sisma.

Chiesa di San Francesco (Staffolo)
Il convento francescano, inizialmente in stile romanico ma più volte rimaneggiato, conserva le forme originarie nella facciata, con il suggestivo portale in pietra.
Interessante anche il campanile, che poggia direttamente sulla scarpata delle mura e fu probabilmente realizzato su un preesistente torrione.

Chiesa di Sant’Egidio (Staffolo)
Dedicata a Sant’Egidio, patrono di Staffolo, si tratta di una costruzione di origine romanica ristrutturata tra ‘500 e ‘600. L’ingresso è ornato con un bel portale in pietra bianca del XIII secolo ad archi concentrici, inciso con motivi vegetali. Contiene all’interno un polittico attribuito al Maestro di Staffolo, pittore tardo-gotico presente nelle Marche tra gli anni Venti e Sessanta del XV secolo.