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Storia

 

 

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Storia

Jesi ha origini molto antiche: la leggenda narra che è stata fondata dal re dei Pelasgi, Esio, mentre sappiamo che dal 247 a.C. è colonia romana (l’antica Æsis).

Con le invasioni barbariche anche le fortune della Jesi imperiale seguono il destino di decadenza di altre floride città romane, fino alla cacciata degli Ostrogoti dall'Italia da parte dei Bizantini nel 554 d.c., che includono Jesi nella Pentapoli, uno dei sette distretti militari dell'Esarcato d'Italia.

Conquistata e distrutta dai Longobardi in seguito alla dissoluzione dell'esarcato bizantino, Jesi viene ceduta al papato dal re dei Franchi Pipino il Breve nel 756 d.c., dopo la cacciata dei longobardi. A partire dall'VIII sec. l'azione dei monaci benedettini da vita, nella valle dell'Esino, a innumerevoli abbazie mentre il dispotismo papale alimenta sanguinose rivolte. Nel 1130 Jesi si erge a Libero Comune, con statuti e un governo propri, sancendo di fatto la fine dell'età feudale e l'inizio del periodo aureo della "Respubblica Aesina" e della dominazione sui territori e i castelli della Vallesina, favorita dalla protezione dell'Imperatore Federico II nato il 26 Dicembre 1194 nel cuore della città.

Il contado jesino, il territorio sul quale la città esercita la sua autorità e giurisdizione, arriva nel 1261 alla sua massima espansione, scontrandosi con gli interessi della vicina e potente Ancona. La crisi delle istituzioni comunali e la lotta per l'egemonia tra le maggiori famiglie patrizie della città apre tra la seconda metà del XIV e l'inizio del XV sec. l'età delle signorie, che si contendono Jesi tra alterne vicende: prima i Malatesta di Rimini, poi Braccio da Montone di Perugia e infine Francesco Sforza di Milano, che nel 1447 restituisce la città al dominio pontificio.

Verso la fine del XV sec. si assiste a una rinascita economica e culturale, con la costruzione di nuovi edifici, il rafforzamento del sistema difensivo, la stampa della prima edizione della Divina Commedia da parte del tipografo veronese Federico de Conti nel 1472 e nella prima metà del XVI sec. la realizzazione di alcuni capolavori pittorici ad opera del veneziano Lorenzo Lotto

L'oligarchia cittadina, divenuta ceto dominante, riesce a mantenere una certa autonomia amministrativa dal potere centrale del Papa, conservando il potere fino alla fine del XVIII sec. quando l'arrivo delle truppe napoleoniche nel 1797 interrompe sia il monopolio nobiliare sulle istituzioni cittadine che il dominio su ciò che restava del contado jesino. Il -700- è un secolo di grandi trasformazioni urbanistiche e architettoniche che cambiano il volto della città, estesa ormai ben al di fuori dell'antica cinta muraria. E' per Jesi anche il secolo della musica: infatti nel 1710 nasce Giovan Battista Pergolesi, mentre nel 1774, nella vicina Maiolati, Gaspare Spontini. Nel 1808 con l'annessione delle Marche al Regno Napoleonico, Jesi diviene uno dei capoluoghi del Dipartimento del Metauro, iniziando un graduale processo di industrializzazione. Le vicende risorgimentali che condurranno all'Unità d'Italia coinvolgono diversi personaggi jesini tra cui il Marchese Antonio Colocci.

Il 15 settembre del 1860 i bersaglieri entrano a Jesi mentre cinque giorni più tardi, nella vicina Castelfidardo la sconfitta dell'esercito papale ad opera delle truppe piemontesi sancisce la definitiva unione della città al Regno d'Italia.